IL SEGRETO DELLA FORMA
Di storie mai narrate il mondo non ne avrà mai
abbastanza. Così, come un segreto dimenticato, una creatura marina, celata dall’oscurità
e avvolta dal freddo, serpeggia in un lago sotterraneo, nei pressi della grande
città di Aspida, capitale dell’antica Chersonis. La sua dimora è
un luogo pericoloso e da troppo tempo inesplorato, ma la curiosità dell’uomo supera
spesso i confini di ragione e fede.
Fu proprio per questa pulsione che uno dei devoti
servitori di Aima, dea della guerra, si addentrò più di ogni altro nelle
profondità della terra, attraversando una crepa quasi invisibile, sul fianco di
un’altura nei pressi della città. Il suo nome era Morfos, un
futuro difensore della corona, addestrato dai migliori spadaccini per sradicare
qualsiasi minaccia, qualsiasi mostruosità. La sua arma si era già macchiata del
sangue di numerosi nemici, ma la stessa cosa si può dire delle lame di molti
altri Aspidani della sua età. Per questa ragione, il giovane guerriero non si
sentiva più forte o più agile degli altri suoi compagni, ma, dentro di sé,
sapeva di essere superiore. Forse è stato proprio il desiderio di dimostrare le
sue abilità da cacciatore di mostri ad averlo portato in quelle oscure
profondità.
In cerca di una preda o di un segreto custodito
ormai dalla mente degli antenati, dopo ore di cammino tra cunicoli oscuri,
Morfos vide una debole luce riflettersi sulle nere acque di un lago
sotterraneo. Non si trattava della sua torcia, ma di una debole fiamma azzurra
che, galleggiando nel mezzo dello specchio d’acqua, illuminò il movimento di
qualcosa nascosta nelle profondità.
L’acqua vicino alla riva cominciò a ribollire e
improvvisamente emerse una creatura col volto simile a quello di una vecchia e il
corpo avvolto da giganteschi tentacoli. Un essere senza nome che, per gran sorpresa
del guerriero, non si rivelò essere una preda, ma una guida.
“Sei tu dunque, mio giovane Morfos, colui che
coglierà i frutti del mio sapere. Per anni ho atteso di vedere la luce del lago
riflettersi sul ferro di una spada.” Disse il mostro con voce profonda.
Un inatteso senso di fiducia in quella creatura
colse l’animo del coraggioso avventuriero, che le pose in risposta una sola
domanda.
“Qual è il tuo scopo in questa grotta?”
Un sorriso segnò il volto della vecchia
“Il mio scopo è uno, ma ne include tanti, come
il tuo. Confessami il tuo desiderio e io ti mostrerò come esaudirlo.”
Morfos abbassò la spada e si avvicinò
all’acqua.
“Voglio essere migliore. Più forte e agile di
qualsiasi guerriero, per dare la caccia ai mostri che si celano nel nostro
mondo.”
La creatura rivolse lo sguardo verso la
superficie del lago.
“Vedo coraggio, determinazione e ambizione nel
tuo riflesso. Ti posso aiutare, ma prima devi dirmi a quale divinità sei
devoto.”
“Servo la dea della guerra, Aima, da prima che
iniziassi l’addestramento.”
La vecchia si fece avanti coi suoi tentacoli,
raggiungendo la superficie rocciosa della riva, ma Morfos non indietreggiò.
“Molto bene. Io ti posso aiutare, ma sappi che
tutto ciò avrà un prezzo imposto dalla tua dea. Perché dalla mia bocca escono le
parole che una divinità non può o non vuole pronunciare di persona.”
Il guerriero si abbandonò a qualche secondo di
silenzio. Poi parlò con voce ferma.
“Dimmi cosa devo fare.”
La creatura si avvicinò ancora e tra i
tentacoli rivelò un pugnale e una borraccia.
“Aima ha un prezzo semplice da pagare. Uccidi
un innocente con questa lama e riempi la borraccia col suo sangue. Ogni volta
che berrai da essa prenderai le forme di un essere superiore. Diverrai un eroe
agli occhi della gente. Sarai più forte e agile di qualsiasi guerriero e le
creature del male tremeranno alla tu vista… oppure sarà il contrario. Tutto
dipenderà dalle tue azioni.”
Morfos esitò per un istante, ma poi afferrò i
doni emersi dal lago e fece ritorno alla superficie. Quella stessa notte, il
sangue di un innocente riempì la borraccia e il cacciatore di mostri iniziò il
suo viaggiò in cerca di creature da sfidare in nome di Aima. Il suo
addestramento ormai era finito, la guerra era iniziata.
Già nei giorni successivi al misterioso
incontro, Morfos ebbe modo di sfruttare i propri poteri a protezione di un
villaggio di contadini, sconfiggendo un’arpia che da anni minacciava l’intera
regione.
Bevendo dalla borraccia, il cacciatore si
trasformava in un uomo imponente, armato di una spada a doppia lama, col volto
coperto da un nero elmo Aspiadano e una corazza di brace incandescenti. Morfos si
sentiva quasi invincibile e pronto ad affrontare qualsiasi nemico. Così
avanzava per le terre di Chersonis, proteggendo chi non era in grado di farlo
da solo. Uccise due minotauri che assaltavano le carovane delle vie commerciali.
Difese una nave di civili da un gigantesco serpente marino. Abbatté un gigante
divoratore di bambini ed eliminò la chimera che sventrava il bestiame dei campi
nei pressi di Provato.
Grazie alle sue numerose gesta, Morfos ottenne la fama e il rispetto che tanto desiderava, ma tutto ha un prezzo e per il cacciatore era giunto il momento di pagare nuovamente i suoi poteri. Il sangue di un altro innocente riempì la borraccia e, con un peso sempre maggiore nel cuore, il cacciatore di mostri riprese il suo cammino verso un’ignota avventura.
