UN CARICO IMPORTANTE


Era un carico davvero importante.

Il suo contenuto? Un segreto.

Il valore del contenuto? Abbastanza alto da non farlo sapere.

Queste due semplici risposte avrebbero dovuto tenere alla larga i portuali più ambiziosi e intraprendenti. La tipica gente che non sa distinguere il coraggio dalla stupidità. O’Leary non si è mai fidato pienamente di chi lavora in quella zona. Si tratta di persone meschine e, soprattutto, avide, ma necessarie per far funzionare la logistica dell’organizzazione. Non che i suoi uomini siano dei santi, tuttavia chi gestisce la merce viene tenuto d’occhio con particolare attenzione, perché può facilmente cadere preda delle numerose tentazioni che gli passano sotto il naso. Ovviamente c’è e ci sarà sempre chi prende un sorso da una bottiglia, ma “il martello” ha sempre evitato di battere su quei chiodi, consapevole che sarebbe solamente una perdita di tempo. Lasciar credere di essere liberi è spesso il primo passo per controllare le persone. Ciò nonostante, nessuno avrebbe dovuto toccare il carico di quella notte. Nessuno con un briciolo di cervello. Peccato che non tutti soddisfino questo requisito.

Una delle tre casse giunte al molo risulta infatti misteriosamente scomparsa. La reazione repentina di O’Leary non è altro che l’ennesima dimostrazione dell’importanza di quel carico. Non era ancora sorto il sole che i suoi sgherri avevano già rapito i quattro manovali coinvolti nell’operazione. Legati e imbavagliati in un fatiscente mattatoio di periferia, il quartetto di sventurati era in attesa di conoscere il vero significato della parola dolore per mano di uno degli uomini più fidati di Mordecai. Tommy e Marcus, il braccio e la mente dietro i rapimenti, piantonano l’ingresso dello stabile, scommettendo su chi dei quattro abbia compiuto l’insano gesto.

Non passano nemmeno quindici minuti che, a bordo di una vecchia Ford, fa il suo ingresso in scena Brian McDonough, noto anche come “il chirurgo”. I due criminali lo conoscono solo per la sua fama. Le storie su di lui circolano più rapidamente del denaro. Si dice che sia un vero professionista della tortura. L’asso nella manica di O’Leary per fare ordine nei bassifondi. La curiosità superava persino la voglia di tornare a casa, al riparo dal freddo di una notte senza stelle. L’auto si ferma e, dal sedile del passeggero, scende un uomo alto e corpulento, vestito come uno straccione e con capelli, barba e naso rossi. Il volto è chiaramente quello di un picchiatore e nulla suggerisce un collegamento con la professione medica. Tommy, insospettito dall’aspetto inatteso della figura, decide di farsi avanti con una domanda.

“Ehi, tu! Sei quello che chiamano il chirurgo?”

Marcus reagisce tirando uno scappellotto al compare.

“È meglio che tu chiuda quella fogna che hai al posto della bocca! Prego, Brian. Entri pure. Noi restiamo fuori per qualsiasi necessità.”

McDonough non li degna nemmeno di uno sguardo e supera l’ingresso del mattatoio.

“Sei scemo!? Se quel tizio è un chirurgo, io sono la fottuta fatina dei denti!” Esclama Tommy mentre Marcus chiude a chiave la porta.

“Ma tu ascolti quando gli altri parlano!? Non ricordi quello che ha detto Arthur?”

“C’è molta gente che dice molte cose, ma nessuno ha mai parlato di un barbone irlandese!”

“Lo prendo per un no.” Risponde Marcus con una smorfia di disprezzo per il compare.

“Arthur mi ha detto di aver passato un’intera notte con lui a dare la caccia a una scheggia impazzita, un poliziotto corrotto che aveva deciso di alzare la voce col boss. Ora, non so quale fosse il problema, ma si parlava di una soffiata su un carico o roba simile. Era molto importante per il capo e così schiera McDonough. Quel segugio ha fiutato la puzza del poliziotto sino a casa sua e Arthur ha avuto parecchio tempo per chiacchierare con quel bestione.” Marcus si avvicina a Tommy abbassando la voce, per non farsi sentire dal conducente dell’auto, rimasto in macchina fin dall’arrivo del chirurgo.

“Pare che Brian fosse un medico militare col vizio delle scommesse. Un passatempo che gli ha bruciato la carriera e la casa, letteralmente. Un giorno, un pesce piccolo del gioco d’azzardo ha pensato bene di battere cassa e mettere un guinzaglio al collo di McDonough, così gli fece visita nel suo appartamento. Pessima scelta. Ci fu una colluttazione e, alla fine, quei delinquenti da strapazzo hanno persino cercato di bruciarlo vivo, ma il bastardo ha la pelle più dura del metallo. Sopravvisse, li trovò e li torturò fino a convincerli a sparire dalla circolazione. Fu una manna per O’Leary e quello fu involontariamente il primo lavoro del chirurgo. Brian lavora in cambio di protezione, per essere lasciato in pace, e ha un codice morale che gli permette di prendersela con tutti. Persino coi poliziotti.”

“Un momento, ma il lavoro con Arthur… Stai parlando del poliziotto trovato morto al molo? Saranno passati anni!”

“No, è quello il punto. Il chirurgo non ammazza. Lo chiamano così perché sa bene dove colpire per far male, ma la morte non arriva a porre fine alle tue sofferenze.”

Un grido straziante supera le spesse mura del mattatoio, raggiungendo le orecchie dei due sgherri, che si voltano di scatto verso l’ingresso. L’espressione di paura sul volto di Tommy trova un minimo di sollievo nello sguardo serio e deciso del compare.

“Credo abbia appena iniziato.” Continua Marcus.

“Il poliziotto è vivo e vegeto, ma quella notte dev’essersi augurato di morire. Arthur mi ha raccontato di urla simili. Pioveva, eppure era in grado di sentire ogni singolo grido proveniente dalla foresta.”

“Dalla foresta?” Chiese Tommy.

“Sì… quella, alla fine, è stata una notte molto simile a questa. Dai la caccia, rapisci, vai in un posto isolato e lì lasci che il sangue scorra insieme alle parole. Se tutto andrà come previsto, torneremo a casa prima che il sole sorga e questa sarà solo un’altra storia da raccontare.”